Salute in cattedra: risultati dell’indagine 2009 su 2.186 docenti di 86 Istituti Scolastici provenienti da 12 Regioni

Salute in cattedra: risultati dell’indagine 2009 su 2.186 docenti di 86 Istituti Scolastici provenienti da 12 Regioni.

I 30 seminari d’indagine hanno avuto luogo presso gli Istituti Scolastici dei Comuni di: Padova, Biassono, Pontassieve, Caserta, Pozzuoli, Pula, Sarroch, Domusnovas, Dolianova, Bari, Trani, Villanova d’Asti, Milano (2), Rho, Darfo, Pontevico, Ariccia, Cerveteri, Roma (4), Francavilla a Mare; Reggio Emilia, Palermo, Altofonte, Cefalù, Vicenza, Udine.

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Introduzione

Il fenomeno del disagio mentale professionale (DMP) degli insegnanti, più noto col nome di burnout, assume particolare rilevanza alla luce della nuova normativa sulla tutela della salute nei posti di lavoro (D. L.vo 81/08 e D. L.vo106/09). Questa pone in capo al datore di lavoro il compito di individuare e contrastare tutti i rischi sul lavoro, compresi quelli psicosociali, tenendo in giusto conto il genere e l’età del lavoratore. Dettagli tutt’altro che trascurabili poiché i dati forniti dal Ministero della Pubblica Istruzione, mostrano che il corpo docente è per l’81% composto da donne con un’età media che sfiora i 50 anni. La categoria professionale dei docenti rientra tra le cosiddette helping profession e risulta essere maggiormente esposta ad usura psicofisica (4; 20; 21). Nonostante ciò, nell’opinione pubblica è ben radicata la convinzione che la suddetta categoria fruisca di una condizione privilegiata.

Con la pubblicazione dello studio “Quale rischio di patologia psichiatrica per la categoria professionale degli insegnanti?”  (La Medicina del Lavoro N° 5/04), si arriva finalmente a investire della questione “DMP nella scuola” anche il settore medico-scientifico e non più solamente quello psicologico. Il termine burnout (2; 12) è di origine “psicologica” e non è contemplato nei manuali di diagnostica psichiatrica quali il DSM IV TR americano e l’ICD 10 europeo.

L’esposizione al rischio di sviluppare una patologia psichiatrica è confermato da ricerche mediche sul corpo docente condotte anche a Torino, Verona e Milano (25; 1; 14).
Il fenomeno del DMP tra gli insegnanti è in realtà una questione internazionale, non relegabile ad uno specifico Paese proprio perché legato all’attività professionale svolta. Sono stati per primi la Francia (3; 10; 24) e il Giappone (11) a lanciare nel 2007 rispettivamente il preoccupante allarme suicidi tra gli insegnanti  (Il Sole 24 Ore Sanità N° 15/07) e il drammatico incremento delle diagnosi psichiatriche nelle assenze da lavoro per malattia (incremento dal 36% al 54,6% in un decennio).

La presente ricerca – condotta per conto di Orizzontescuola  – integra e completa quella realizzata nel 2008, successivamente pubblicata su La Medicina del Lavoro n° 3/09 .

Razionale della ricerca

L’obiettivo dell’indagine è consistito nel saggiare la consapevolezza dei docenti relativamente al fenomeno del DMP e ai fattori che lo determinano, il loro vissuto sul campo, la capacità a riconoscerlo/prevenirlo, il mobbing, l’allungamento dell’età pensionabile ed altro ancora. Sono stati pertanto posti loro specifici quesiti:
A determinare il tuo stress, prevale l’attività professionale o quella extra (famiglia, relazioni etc)?
A inizio anno scolastico ti senti sereno o sei in apprensione quando sali in cattedra?
Tendi a condividere i tuoi problemi con i tuoi colleghi, o te li gestisci da solo senza coinvolgerli?
Si acuisce nella donna-insegnante il rischio di usura psicofisica nel periodo della menopausa?
Effettui gli esami di screening per la prevenzione dei tumori?
Chi incide maggiormente sull’educazione dei ragazzi: famiglia, scuola, amici, tecnologie?
Sei mai stato vittima di mobbing?
Cosa pensi dell’allungamento dell’età pensionabile a 65 anni per le donne?
Quale relazione professionale ti pesa di più: con colleghi, alunni, loro genitori,o altro?
Hai in classe qualche alunno portatore di handicap psichico? Ed in caso affermativo, ti ritieni adeguatamente supportato dalle istituzioni scolastiche e sanitarie con i suddetti alunni?
Quale handicap psichico di un alunno ritieni particolarmente usurante per un docente?
Vorresti ricevere suggerimenti specialistici sugli atteggiamenti da adottare con questi alunni?

Metodi e analisi del campione

La rilevazione ha interessato complessivamente 2.186 insegnanti ai quali è stato somministrato un questionario strutturato semi-standardizzato. L’indagine si è svolta nell’arco di un anno (Ottobre 08/09) ed ha previsto come contesto di rilevazione il setting di formazione, nell’ambito del quale l’autore ha svolto seminari sul tema del DMP e delle relative modalità di riconoscimento e gestione efficace dello stesso. La modalità di somministrazione è stata quella dell’autocompilazione assistita. Tale sistema ha come punto di forza la possibilità di motivare gli intervistati alla compilazione del questionario, attraverso una relazione diretta e personale con i ricercatori e i formatori, e al contempo permette agli intervistati di chiarire eventuali dubbi in fase di compilazione. Considerando che i corsi di formazione sono stati organizzati in 12 regioni d’Italia  (Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Veneto, Toscana, Lazio, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Sicilia, Campania), il campione oggetto di studio produce un quadro di riferimento della scuola e degli insegnanti di gran parte del territorio nazionale.

Per quanto concerne la composizione per sesso, il campione rispecchia la forte femminilizzazione dei docenti che esiste nella scuola italiana: l’81,3% degli insegnanti del campione sono donne, un valore che coglie con buona precisione la percentuale dell’universo pari all’81% (fonte Ministero dell’Istruzione, anno scolastico 2006/07).  Pur essendo le donne del campione di poco più giovani dei colleghi uomini (46 anni a fronte di 46,7 anni) è assai rilevante la quota del campione costituita da donne che si trova nella classe di età perimenopausale (45-55 anni) che rappresenta ben il 38% dei soggetti intervistati. Si tratta di un riferimento importante in quanto la numerosità campionaria di questo specifico segmento (a causa della correlazione che sussiste tra il rischio di patologia ansioso depressiva e l’insorgenza della menopausa) consentirà di effettuare su di esso specifiche riflessioni.

Dalla tabella 1 si evince che la maggioranza relativa dei docenti (il 44,5%) possiede un’anzianità di servizio di oltre 20 anni. Circa ¼ del campione insegna invece da meno di 10 anni.

Tabella 1Anzianità di servizio nel ruolo docente

Meno di 10 anni di servizio 25,2%
Tra i 10 e i 20 anni di servizio 30,3%
Oltre i 20 anni di servizio 44,5%
Totale 100,0%

Risultati

La ricerca operata complessivamente su 2.186 docenti ha appurato che:

  • quasi i ¾ degli intervistati (71%) hanno riconosciuto che nella loro vita prevale lo stress di origine professionale (“decisamente” il 48% e “moderatamente” il 23%) rispetto a quello extra-lavorativo (“decisamente” il 13% e “moderatamente” il 16%);
  • a inizio anno scolastico solo il 30% del campione si ritiene “sereno”, mentre il 57% si definisce “in apprensione” e il 12% “in grave stato ansioso”. Una minima parte (1%) si definisce “indifferente”;
  • per affrontare i propri problemi, i due terzi del campione sostengono di ricorrere allo appoggio dei colleghi e alla condivisione delle difficoltà, mentre il terzo restante preferisce reagire chiudendosi in se stesso;
  • solo il 41% del campione riconosce l’entità dell’incremento dell’esposizione al rischio depressivo durante la menopausa, mentre il 40% non lo sa e il 18%  lo nega fermamente. L’1% invece non risponde alla domanda;
  • dell’intero campione femminile il 68% e il 62% dichiarano rispettivamente di effettuare regolarmente gli esami di screening oncologico pap test e mammografia. Circa il 10% afferma di non eseguire alcun esame per la prevenzione dei tumori, mentre il 13% dichiara di non aver ancora raggiunto l’età per i suddetti esami;
  • tra i fattori che influenzano maggiormente l’educazione dei ragazzi loro affidati, gli insegnanti stilano una graduatoria che relega la scuola all’ultimo posto come importanza. Sono accreditate in ordine decrescente: la famiglia (86%); le tecnologie (10%); le amicizie (3%); la scuola (1%);
  • certamente preoccupante il dato riguardo alla percezione di “aver subito o subire” un’azione di mobbing. Quasi un terzo del campione dichiara di aver avuto a che fare col mobbing: il 23% dichiara di averlo subito in passato; il 4% ritiene di essere stato verosimilmente “mobbizzato”; l’1% si considera attualmente vittima di mobbing;
  • l’allungamento dell’età pensionabile per la donna a 65 anni è avversato dal 49% del campione, mentre il 38% si ritiene possibilista, pur chiedendo un approfondimento preventivo circa il rischio di usura psicofisica professionale prima di procedere alla riforma previdenziale. Il 5% dichiara di non aver problemi ad accettare la riforma da subito, mentre il restante 8% vorrebbe che l’eventuale permanenza a lavoro fino ai 65 anni avvenisse solo su base volontaria;
  • gli interlocutori dei docenti che causano loro maggior stress sul lavoro sono nell’ordine: studenti (25%); i loro genitori (21%); i colleghi (19%); il dirigente scolastico (3%). La restante parte (32%) ritiene invece tutte le relazioni parimenti usuranti;
  • il 63%  dichiara di avere in classe uno o più alunni certificati/riconosciuti come portatori di disturbi o deficit psichici. Il 96% dell’intero campione ritiene di non essere supportato adeguatamente dalle istituzioni scolastiche e sanitarie competenti, nello svolgimento delle proprie funzioni con tale utenza;
  • chiamati ad esprimere il disturbo psichiatrico che in un alunno richiede maggior impegno a un docente, vengono considerati in ordine decrescente: iperattività con disturbo dell’attenzione (39%), schizofrenia, (37%), autismo (14%), epilessia (3%), ritardo mentale (2%), altro (6%);
  • il 94% ritiene molto (69%) o abbastanza (25%) utile un supporto scientifico specifico costituito da consigli e formazione di specialisti sui comportamenti da adottare con bimbi iperattivi con deficit dell’attenzione.

Discussione

La presente indagine integra quella pubblicata il giugno scorso su La Medicina del Lavoro n° 3/09 , proponendosi di approfondire alcune questioni irrisolte o lasciate in sospeso.
Quasi i ¾ del campione ritengono prevalente lo stress di origine professionale rispetto a quello esperito nella vita privata. L’affermazione assume particolare pregnanza poichè sostenuta da una popolazione, femminile per i 4/5, che svolge il “doppio lavoro” (a casa e a scuola). E’ dunque la vita di relazione, col suo contesto familiare, a fungere da ammortizzatore per lo stress.

Tuttavia la famiglia, quale punto di riferimento per la società e per lo stesso insegnante, diviene sempre più debole: se ne formano di meno, con pochi figli e sempre più instabili. Anche questa circostanza concorre verosimilmente a indurre un atteggiamento fortemente improntato all’ansia in oltre metà dei docenti a inizio anno scolastico.

La situazione si aggrava ulteriormente per quel terzo di insegnanti che, per indole o diffidenza, si rifiuta di condividere con i propri colleghi le difficoltà e tensioni esperite sul lavoro.
Sul versante medico si nota come sia decisamente sottostimato il potenziale “effetto menopausa” relativamente all’entità del rischio di sviluppare una depressione. Se nello studio succitato il 56% dei docenti riconosceva che la menopausa accresce la predisposizione della donna alla depressione, solo il 41% conosce l’entità del rischio che quintuplica rispetto all’età fertile.

Questa situazione può essere particolarmente delicata nella donna insegnante per una serie di fattori: primo perché svolge una helping-profession che è già di per sé a rischio di disturbi ansioso-depressivi; secondo perché i medici non sono a conoscenza dei rischi psicosociali degli insegnanti; terzo perché la donna si deve rivolgere al giusto specialista (ginecologo o psichiatra?) ai fini della corretta terapia (ormonale sostitutiva o antidepressiva). L’ultima questione è particolarmente delicata poiché il tono dell’umore deflesso in periodo menopausale dovrebbe essere trattato almeno inizialmente – e in assenza di controindicazioni – con fitoestrogeni o con terapia ormonale sostitutiva a basso dosaggio. Non è certo di prima scelta infatti, in tale circostanza, il ricorso ad antidepressivi classici e neppure di nuova generazione . In sostanza occorre che il curante sappia effettuare una diagnosi differenziale tra una depressione propriamente detta di competenza dello psichiatra ed una depressione da menopausa di competenza del ginecologo almeno inizialmente.

Anche sul versante oncologico vi sono ampi spazi di manovra riguardo all’attività di prevenzione. Infatti nello studio pubblicato su La Medicina del Lavoro (n° 5/04) emergeva che la prevalenza dei tumori era maggiore negli insegnanti rispetto ad altre categorie professionali considerate. Dall’attuale indagine risulta che solo il 60% delle donne in età esegue regolarmente gli screening oncologici.

Per gli intervistati, la famiglia è la principale agenzia educativa dei ragazzi, seguita – ad abissale distanza ma pur sempre sorprendentemente – dalle tecnologie. Telefonini, computer e televisione precedono nell’ordine gli amici e la scuola. Se la graduatoria risulta lusinghiera per la famiglia, che invero attraversa tempi difficili, è deprimente per la scuola, ove gli stessi docenti si considerano scavalcati, come impatto e forza educativa nei confronti dei giovani, relegandosi all’ultimo posto in graduatoria (1%). Interpretato come livello di autostima del corpo docente, il dato percentuale osservato non può essere certamente definito incoraggiante.
Un altro segnale preoccupante è quello relativo al mobbing in quanto rivelatore di una tensione dei rapporti nell’ambiente scolastico. Un docente su quattro ritiene infatti di essere stato vittima di mobbing. Considerando i due casi estremi (il mobbing percepito è reale ed il mobbing percepito è inesistente) ci troviamo comunque a dover constatare un problema di relazioni gerarchiche col dirigente scolastico, nonché un clima teso tra insegnanti.

Quasi metà del campione manifesta un’opposizione pregiudiziale a estendere l’età pensionabile a 65 anni per le docenti. Tuttavia sorprende che l’altra metà sia disposta a parlarne, solo dopo aver verificato la reale usura psicofisica dei docenti nel corso degli anni. L’apertura a un nuovo scenario potrebbe essere colta dall’istituzione per cominciare ad acquisire quei dati necessari a misurare i rischi psicosociali (tra l’altro come da nuova normativa sulla tutela della salute nei posti di lavoro) e per supportare adeguatamente il percorso professionale dei docenti.

La maggiore fonte di stress sul lavoro sembra essere rappresentata dalle relazioni con l’utenza (con una lieve prevalenza di quelle con gli studenti rispetto a quelle con i loro genitori), seguite da quelle con i colleghi e, in minima parte, quelle col dirigente.

Nell’approfondire le relazioni con gli alunni, si sono volute indagare quelle particolarmente delicate come osservato da Bauer (Correlation between burnout syndrome and psychological and psycosomatic symptoms among teachers – Health 2006)  e dallo studio ETUCE (Prevenzione dello stress legato al lavoro educativo – Federazione Sindacati della Scuola dei Paesi Europei; 2007).
Oltre il 60% del campione ha nella propria classe un alunno con un disturbo psichico, e la quasi totalità (96%) dichiara di non essere supportato a sufficienza dalle istituzioni scolastiche e sanitarie nell’assolvere il proprio compito educativo.

Le patologie che preoccupano di più i docenti, che praticamente all’unanimità (94%) vorrebbero suggerimenti specialistici e una preparazione adeguata per poter trattare con questi utenti particolari, sono nell’ordine: l’iperattività con disturbo dell’attenzione (39%), la schizofrenia (37%), l’autismo (14%), l’epilessia (3%). Il dato è da considerarsi con cautela in quanto è condizionato verosimilmente dalla patologia che ciascun docente si trova a gestire nella propria classe. Inoltre, come segnalato da numerosi insegnanti, il primo dei suddetti disturbi, al contrario degli altri, assai frequentemente non fruisce del “sostegno”.

Conclusione

La letteratura internazionale inquadra la categoria degli insegnanti tra le helping profession che sono particolarmente esposte ad usura psicofisica. Il nuovo Testo Unico per la tutela della salute nei posti di lavoro (D. L.vo 81/08 e successivi) prevede all’art. 28 che siano individuati e contrastati i rischi specifici della professione e lo stress lavoro correlato, considerando opportunamente anche il genere e l’ètà del lavoratore. Ne consegue che il dirigente scolastico – equiparato al datore di lavoro – deve adeguare il Documento di Valutazione dei Rischi alle nuove esigenze individuate dal legislatore, tenendo conto che il personale docente è composto per i 4/5 da donne, con un’età media di 50 anni.

Dal presente lavoro, che integra i precedenti , emerge forte la necessità di rendere edotti gli ignari insegnanti su:

  • rischi specifici delle professioni d’aiuto (usura psichica)
  • rischi correlati ai fattori biologici (sesso; menopausa; postpartum; sindrome premestruale)
  • rischi legati alla eredo-familiarità e alla propria anamnesi familiare
  • importanza degli screening oncologici di prevenzione
  • reazioni di adattamento positive (es. condivisione) e negative (es. isolamento)

Contestualmente devono essere illustrati ai lavoratori i loro diritti e doveri nel tutelare la propria salute. Non risulta invece che i docenti siano a conoscenza – come gran parte dei loro dirigenti  –  delle procedure per sottoporsi all’accertamento sanitario, né le modalità per l’eventuale ricorso alla Commissione Medica di II istanza.
Le azioni sopra elencate si rendono ancor più necessarie alla luce della bassa autostima degli insegnanti e del clima che si respira nell’ambiente scolastico. E’ infatti sconcertante il risultato dell’indagine sul mobbing, effettivo o presunto che sia.

A seguito di questi presupposti, diviene cruciale acquisire i necessari elementi sull’effettiva usura psicofisica di questa professione, prima di promuovere l’innalzamento dell’età pensionabile a 65 anni. L’istituzione potrebbe riguadagnare qualche punto di fiducia – attualmente peraltro assai bassa tra la categoria – se affrontasse seriamente l’argomento salute; così facendo restituirebbe il meritato prestigio alla professione docente di fronte all’opinione pubblica.
Si tratta di un passaggio dovuto soprattutto nei confronti delle donne lavoratrici.

vittorio.lodolodoria@fastwebnet.it
Novembre 2009

Bibliografia

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13. LODOLO D’ORIA V., “Il Disagio Mentale Professionale negli Insegnanti: dalla gestione alla prevenzione” Supplemento alla rivista bimestrale Dirigenti Scuola n°5/2008 – Editrice La Scuola 05/2008

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16. MCDAID D. EUROPEAN COMMUNITIES RESEARCH PAPER: “Countering the stigmatisation and discrimination of people with mental health problem in Europe” 2008

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18. MINISTERO DELLA SALUTE, Lo Stato di Salute delle Donne in Italia. Primo rapporto sui lavori della Commissione “Salute delle Donne”, Roma, 2008

19. MISTRY R ET AL. Premestrual Symptoms and Perimenopausal depression. Am J Psichiatry. 2006; 163: 133-137

20. MORIANA J. A. & HERRUZO J. (2006). Variables related to psychiatric sick leave taken by spanish secondary school teacher. Work & Stress, July-September 2006; 20(3): 259-271

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23. SOARES CN ET AL. Efficacy of estradiol for the treatment of depressive disorders in perimenopausal women: a double-blind, randomizes, placebo-controlled trial. Arch Gen Psychiatry 2001; 58: 529-534

24. ST-ARNAUD L. GUAY, H., LALIBERTE D. AND COTE N.: Étude sur la réinsertion professionnelle des enseignantes et enseignants à la suite d’un arrèt de travail pour un problème de santé mentale, 2000.

25. VIZZI F. Accertamenti di idoneità al lavoro degli insegnanti della Provincia di Torino nel periodo 1996-2002. Tesi di specializzazione in Medicina Legale A.A. 2001-2002.

26. WITTCHEN H-U JACOBI  F. “Size and burden of mental disorders in Europe: a critical review and appraisal of 27 studies”. European Neuropsycopharmacology 2005; 15 (357-376).

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Inserito da vittorio.lodolo.doria il novembre 23rd, 2009 # in Articoli # 15 Commenti #

15 Commenti a “Salute in cattedra: risultati dell’indagine 2009 su 2.186 docenti di 86 Istituti Scolastici provenienti da 12 Regioni”

  1. Gianluca Gioè scrive:

    Accolgo con estrema soddisfazione la pubblicazione di uno studio in grado di rendere edotta l’opinione pubblica (in misura, suppongo, asolutamente ridotta, data l’indifferenza con cui vengono recepiti argomenti inerenti la scuola). Bisogna dare avvio ad una vera rivoluzione copernicana in materia di istruzione portando a conoscenza la gente della fatica quotidiana che un insegnante fa per ottenere risultati tangibili.
    Sono un docente precario, 31 anni, insegno da 5 (Italiano, latino, greco, storia e geografia)e tante volte mi sono chiesto quanto veramente valesse la pena insistere per una professione che va scomparendo… Siamo equiparati (anche economicamente, ridicolo) ai colleghi che tanto stress non subiscono, che non preparano lezioni, non correggono compiti, che possono fare a meno di presenziare ai ricevimenti, che non vengono richiamati dal dirigente scolastico, nè subiscono incursioni a scuola in orari non stabiliti perchè, si sa, in certe materie, le insufficienze non esistono. Lentamente muore una scuola che svilisce e sminuisce dal suo interno il prezioso e quotidiano operato di validi operatori della conoscenza sempre più tentati, oggi, di lasciar volare via un’attività in sè tra le più nobili ma di fatto oggetto di discriminazione economica, sociale e, non ultima, rischiosa anche per la salute. Urgono drastiche misure correttive. Lieto di poter collaborare con chi di dovere porgo Distinti Saluti.
    Gianluca Gioè

  2. vittorio.lodolo.doria scrive:

    Grazie Gianluca. Credo sia inutile dire che condivido quanto da te esposto circa la necessità che l’opinione pubblica (della quale gli stessi insegnanti fanno parte) comprenda la fatica e l’usura psicofisica della professione. Certamente puoi contribuire alla causa divulgando tra i tuoi colleghi l’indirizzo del blog e seguendo le nostre inizative future.

  3. Ada Bronte scrive:

    Mi ritrovo in quasi tutto quello espresso dal coll. Gioè non capisco a quali colleghi si riferisca quando dice che…..”non fanno nulla….potrebbero fare ameno di presenziare ai ricevimenti……” so solo che io sono più grande del collega ho almeno 18 anni di precariato viaggio ancora sottoponendomi a rischi sulla strada rimanendo fuori ogni volta che c’è una riunione (io ho nove classi alla scuola media età molto problematica) quindi mi faccio nove consigli di classe ogni volta e, per smetterla qui, trascuro una famiglia di tre figlie e un marito, una madre disabile ecc. ecc…. non voglio continuare perchè ci sarebbe da fare un trattato lunghissimo. Io avevo scelto di fare l’insegnante ma ora non so se vale ancora la pena per dire l’ultima ieri sono uscita dalla scuola cosi tesa e nervosa che dal pianto stavo facendo un’incidente. Speriamo che arrivino tempi migliori, cari saluti Ada.

  4. Ada Bronte scrive:

    cosa si puo fare per rendere l’idea precisa di quello che noi passiamo? Strutture fatiscenti, laboratori quasi zero, ambienti idonei per gli alunni diversamente abili… per quelli DICHIARATI e per quelli NON DICHIARATI. Proprio cosi perchè come sapete ormai se non sono su una sedia a rotelle (con rispetto per chi ci sta) non sono dichiarabili anche se questi sono dei catteriali e ti distruggono una scuola intera!
    ATTENZIONE io sono dell’idea che questi ultimi hanno più diritto di altri e sono degni di rispetto massimo! Ma proprio per questo le scuole non sono adeguate affinchè si possa seguirli come meritano! La conseguenza ? E’ che non facciamo bene nè per gli uni che per gli altri, con il rischio di andare “FUORI DI TESTA” noi. Scusate lo sfogo ma sarebbe ora di avere un po più di rispetto non credete? Cari saluti. Ada

  5. Sante Barresi,Dirig. scol. - scrive:

    Nella discussione dell’Indagine scopro, senza sorpresa, una significativa corrispondenza tra i risultati dell’Indagine stessa e la realtà scolastica nella quale vivo e lavoro. In particolare: le insegnanti di Scuola Primaria -tutte donne, con età media vicina ai 50 anni – conoscono poco e hanno scarsa consapevolezza con le helping profession; fatico molto per ottenere attenzione al problema, le resistenze sono ferme e precise; fonti di stress sono i genitori e i bambini con disturbi vari ma senza supporto psico-didattico, oltre ai p. H dichiarati per i quali le risorse sono decisamente insufficienti; le insegnanti non sanno distinguere in modo chiaro tra i vari disturbi, parlano, anche col medico, in maniera generalizzata di stress ma non credo siano in grado di rivolgersi al ‘giusto’ specialista; fonte di stress ad altissimi livelli stanno diventando le cosiddette riforme scolastiche. Anche dal p. d. v. della sicurezza si fa molta fatica ad ottenere la disponibilità alla formazione sui diritti e i doveri nel tutelare la propria salute; non parliamo poi delle procedure per sottoporsi all’accertamento sanitario.
    Un grazie sentito al dr. Lodolo D’Oria e un saluto cordialissimo.
    Sante B

  6. vittorio.lodolo.doria scrive:

    I problemi indicati da Sante sono tutti reali e richiedono l’intervento di ciascuno di noi. Promuoviamo la diffusione della cultura rendendo accessibili – e segnalando – gli studi oggi disponibili sul DMP. Mi auguro poi che i dirigenti scolastici approfittino della nuova normativa sulla tutela della salute sul posto di lavoro (art. 28 del D. Lgs. 81/08) per affrontare i rischi psicosociali. Come si procede ad effettuare un accertamento sanitario deve essere risaputo dal dirigente e dallo stesso docente (diritto/dovere). Dalle indagini condotte emerge però che gli uni e gli altri siano totalmente a digiuno delle più basilari informazioni per gestire il DMP. Non mi stancherò di ripetere che è importante segnalare ad amici e colleghi l’esistenza di questo blog, magari linkandolo al sito della propria scuola. Ricambio di cuore i saluti.

  7. claudia scrive:

    Sono perfettamente d’accordo con ciò che è stato detto.Lo stress c’è ed anche tanto.Dato che non vedo nell’immediato una risoluzione del “problema” scuola, anzi mi sembra che si vada sempre più in basso.Ora,se ci si ammala, ed è molto facile in una comunità come la scuola,veniamo “puniti” con una penalità economica sullo stipendio.Dove andremo a finire non si sa.E tutti tacciono,per primi i sindacati.
    Aspettando i 65 che sono per me abbastanza lontani,negli ultimi 5 anni mi sono presa due lauree tra cui una specialistica con indirizzo completamente lontano da quello didattico.Non voglio essere impreparata ad un eventuale cambiamento che con le carte giuste si potrebbe anche fare.Sono in ruolo da 13 anni e sono docente di scuola primaria.

  8. Maurizio Lazzerini scrive:

    Il documento di riferimento ha il merito di approfondire la struttura del burnout della popolazione di insegnati che si è messa fuori dal sistema ma non può evidentemete tener conto del disagio sommerso che almeno gran parte gli insegnati patiscono nelle scuole secondarie, e che forse si potrebbe definire burnout sommerso.
    Io credo che ci sia un atteggiamento diffuso ed incontrollabile ,frutto di una mentalità tipica di una società consumistica, fonte di ambiguità di fondo, che alimenta burnout e della quale neanche il documento in discussioni riesce a liberarsi: credersi liberi professionisti e poter lavorare da soli nella propria materia senza avere seccature di riunioni od impegni oltre “spiegazioni” , “verifiche” ed “interrogazioni”, senza creare amalgama e senza spesso poter conoscere i propri alunni, ed i propri colleghi; crearsi una nicchia di (pseudo)privilegi e (pseudo)valori standardizzati e precostituiti, ed altri spurii, per potersi gestire alla meglio il maggior tempo libero possibile.Qualcuno potrebbe dire che questo è un aspetto “umano” immodificabile e condivisibile della professionalità insegnante, congruo alla società così come è ; io affermo con coscienza da causa che è alienante, e la spinta per un istruzione qualificata e tutorata enorme ed insoddisfatta, la crocifigge…………….. Tuttavia, senza drammatizzare, la professionalità insegnante non è un lavoro d’ufficio, (simmetricamente uno studente non è uno che si ammazza sui libri studiando prevalentemente a casa ), non si crea se non in un gruppo affiatato e che risolve problemi anche pedagogici sperimentando strategie e soluzioni nuove a problemi vecchi, e se non ci si relaziona fra colleghi mediante scambio di esperienze e saperi e se non ci si confronta positivamente al gruppo classe insieme ai colleghi proponendo un’immagine riconoscibile, si è dei travet che assistono impotenti al degrado infinito, si perde la stima di sé stessi in una routine insulsa e si cade in depressione. A mio parere il B.O. è questo, non l’effetto delle 40, cento o diecimila cause che chicchessia non può neanche elencare.
    Il fenomeno B.O è parallelo alla crisi profonda della professionalità insegnante e docente (quella dei docenti universitari e formatori) e si può considerare un misuratore, in negativo, dello stato del sistema della pubblica istruzione. . .
    I cosiddetti ”esperti” della psiche che si calano nel fenomeno, (in genere psichiatri o psicologi) , anche se hanno vissuto la scuola, (s)parlano ”ex cathedra”, di inefficienza delle scuole e scarsa motivazione degli insegnanti, impongono analisi sul fenomeno e danno lezioni agli stessi insegnanti .sulle cause complesse ed insondabili che lo caratterizzano come se quest’ultimi fossero soggetti passivi e non interloquenti che annaspano, cercando di sopravvivere e fornire, per trovare via di scampo, le motivazioni psicologiche indotte dal fallimento della propria carriera e dell’insussistenza della funzione sociale, di chi produce domande di invalidità psichiatrica
    Queste “motivazioni” sono fornite dai depressi prima accennati, aspiranti non consapevoli allo status di ”morto che cammina”, o meglio, di ”fantasma da palcoscenico” e quasi sempre avallate da una frettolosa commissione medica dell’INPDAP fatta di personale militare (non oso pronunciarmi sulla loro competenza al di là della loro ruolo burocratico), il cui giudizio, approssimativo e superficiale, apre false scorciatoie e panorami di vuoto esistenziale (per chi ha la disgrazia di essere giudicato inabile all’insegnamento) che non sono proprie di altre categorie professionali (parlo della nostra di insegnanti, non vorrei fraintendere)..
    Meglio per l’insegnante decaduto dal suo ruolo ridefinire la nuova professione ed attrezzarsi per cambiare lavoro, e non subire un’ inutile procedimento che lo condanni ad uno stato indefinibile e perpetuo di inabilità ad un’ inoperatività perpetua in biblioteche scolastiche deserte o in compiti marginali. Un disegno legislativo potrebbe essere concepito per agevolarlo in questo difficile trapasso e fornire gli strumenti di (ri)formazione per poterlo fare.

  9. Stefano Di Domenico scrive:

    E’ talmente ampio l’orizzonte di attesa consegnato ai Docenti dalla società che è umanamente impossibile tracciarne il profilo con la spanna di una mano.
    I Decreti Delegati del 1973, nati in condizioni storiche e culturali europee particolari, hanno portato la Scuola, da sempre considerata cellula autoctona archetipo del sapere, ad una diluizione all’interno delle società contemporanee.
    A fronte dell’infinita poliedricità della compagine sociale, il Docente si erge con difficoltà e, una volta emerso dal marasma, faticosamente risale la china.
    La società in corsa per la produttività esige da questi Poveri Cristi ritmi incalzanti, velocità estenuanti. Tutto ciò, naturalmente, urta visibilmente con il tempo interiore biologico di ogni essere umano.
    Il tentativo di ridisegnare la funzione Docente, perché questo si sta facendo, su base economica è quanto di più deleterio le società contemporanee stanno ponendo in essere.
    Fin tanto che non si capirà che gli esseri umani hanno necessità temporali empiriche di apprendimento, assimilazione, sedimentazione, riflessione, manipolazione, ecc. ecc. il fine ultimo della corsa sarà un salto nel vuoto.
    Hanno un bel dire i teorici (del nulla, a mio modesto avviso) che tutto può essere insegnato a tutti in qualsiasi età!!! I Docenti conoscono bene le fasi di crescita dei ragazzi, il lento cammino verso l’apprendimento e la crescita tout court e questo correre all’impazzata genera alienazione e frustrazione.

    Ossequi
    Stefano Di Domenico

  10. Ada Bronte scrive:

    MI RISULTA, DA SCAMBI DI ESPERIENZE LAVORATIVE, CHE IN MOLTE SCUOLE L’INSEGNANTE CHE OPERA CON TUTTO SE STESSO A FAVORE DELLA LEGALITA’ (PREPOTENZE DA PARTE DI ALUNNI ANCHE DI SCUOLA MEIDA E GENITORI) VIENE OSTEGGIATO FINO AD ESSRE ANCHE PERSEGUITATO (NON ESAGERO) DAGLI STESSI GENITORI CHE NON VOGLIONO RICONOSCERE E CORREGGERE GLI ATTEGGIAMENTI SCORRETTI DEI LORO FIGLI, FINO A ESPORRE DENUNCE CALUNNIOSE. TUTTO QUESTO AVVIENE DAVANTI A FATTI PALEASEMENTE EVIDENTI E SENZA LA SOLIDARIETA DI COLLEGHI E DIRIGENTI VERSO CHI HA SUBITO TALI TORTI. ADDIRITTURA C’è CHI NON VUOLE ESPORSI PER PAURA (NON è FORSE MAFIA QUESTA?). A PAROLE SI PARLA DI COMBATTERE BULLISMO, PREPOTENZA, VIOLENZA, ECC. ECC. MA NEI FATTI INVECE IL MOBBING è ALL’ORDINE DEL GIORNO. LE FONTI A CUI FACEVO RIFERIMENTO SONO ATTENDIBILISSIME. DI QUESTO PASSO DOVE FINIRA’ LA DIGNITA DI CHI LAVORA COL SUDORE DELLA FRONTE? ADA BRONTE

  11. Ada Bronte scrive:

    SCUSATE AGGIUNGO….. COME POSSIAMO PRETENDERE DI AVERE GIOVANI MOTIVATI OLTRE CHE EDUCATI E ADDIRITTURA ONESTI SE ANCHE I GENITORI NON FANNO LA PROPRIA PARTE. I FIGLI NON SI FANNO PER IL PROPRIO EGOISMO MA PER AMORE E L’AMORE è ANCHE CORREZIONE LO DICEVA DON BOSCO CHE SI CONOSCE NON SOLO NELL’AMBITO RELIGIOSO MA ANCHE IN PEDAGOGIA. SEMPRE ADA

  12. Maurizio Lazzerini scrive:

    Se l’orizzonte è troppo ampio vediamo cosa succede intorno a noi.La compagine siciale che ci riuguarda mediamente con supera il centanio di persone con i quali abbiamo un dialogo approfondito
    Mi scuso se intervengo per la seconda volta.
    Invece di considerazioni generali ed opinioni che comunque contano poco ,propongo la mia esperienza sul DVR . Nella scuola dove presto attualmente il mio servizio come bibliotecario attuale(un ITIS con Liceo Tecnologico) non sono riuscito ad avere il documento nonostante l’abbia preteso dalla Preside e dal RSPP in carica,l’interesse in proposito e tanto meno sul DMP è assente .
    Formazione OBBLIGATORIA sul DVR(sicurezza salute e DMP) : nessuno me ne ha prospettato né il problema né la necessità come anche quest’anno scolastico sarà.: non esistono le prospettive, le volontà, la determinazione,la cultura, le intelligenze,le motivazioni ;dall’altra parte si continua a proporre dal governo un corpo legislativo ponderoso e disordinato:illeggibile e da parte degli esperti , ad eccezione del Prof. Lodolo D’ORIA ,del suo staff e qualcun altro , solo paccottiglie indecifrabili e contraddittorie e da parte del ministero della Istruzione e della Ricerca la scure. Ho parlato con molti miei colleghi : della sicurezza e del DMP non sanno nulla,e sostengono di non aver mai ricevuto formazione .Nell’istituto dove presto servizio( ed anche,nei due anni precedenti, nel precedente ITGR) la progettualità che orbita attorno alla biblioteca , alla cultura generale ed alla sicurezza è assente. La Preside(che nega come tutti i presidi che ci sia stato il problema del Burnout) prevede di nominare il “medico competente” che dovrà assumersi in toto il problema :…Non esiste un’ unità di intenti (secondo la mia esperienza in 9 scuole superiori e quella che sto vivendo attualmente), quindi il discorso della formazione obbligatoria sul DMP è aleatorio, per esprimersi con un eufemismo( a meno che non si intenda come tale la chiacchierata di due orette che fa agli astanti,che non conosce, il professionista a ciò delegato, come accade per la sicurezza: ma non c’è stata per il DMP neppure quella!; e per la sicurezza UNA VOLTA in 30 anni)..Nella scuole precedente un grande ITGR non se ne parlava, la formazione obbligatoria non l’ho avuta l’anno scorso e non ci sarà neanche quest’anno(anche a me, come bibliotecario, dovrebbe essere prospettata come diritto-dovere, visto, che anche se mi trovo benissimo nel mio compito comunque c’è un problema di inserimento nella nuova situazione e nella nuova condizione).
    In questa situazione di degrado , secondo me, la strategia di isolare i singoli casi patologici dal contesto non connotato nei suoi punti negativi e positivi e quindi non aperto a sostanziali miglioramenti del clima e delle relazioni può rivelarsi con grande probabilità fallimentare. E comunque il primo ostacolo, sia per il contesto che per i singoli, sarebbe di trasformare la situazione di partenza da passiva in attiva.
    La Ringrazio di nuovo per l’attenzione e la considerazione
    Maurizio Lazzerini

  13. [...] Il nuovo Testo Unico per la tutela della salute nei posti di lavoro (D. L.vo 81/08 e successivi) prevede all’art. 28 che siano individuati e contrastati i rischi specifici della professione e lo stress lavoro correlato, considerando opportunamente anche il genere e l’età del lavoratore. Ne consegue che il dirigente scolastico – equiparato al datore di lavoro – deve adeguare il Documento di Valutazione dei Rischi alle nuove esigenze individuate dal legislatore, tenendo conto che il personale docente è composto per i 4/5 da donne, con un’età media di 50 anni. (vedi qui) [...]

  14. Teresa scrive:

    Volevo segnalare la miopia delle istituzioni e della società…siamo d’accordo sul lavorare fino a 65 anni,ma pretendere che si faccia un lavoro, lo stesso, usurante, per 40 anni è nocivo per chi lo svolge e controproducentre per la società. Bisognerebbe introdurre un sistema, soprattutto per gli insegnanti, che gli consenta non dicio di “riciclarsi perchè finiti come lavoratori, perchè non è così, ma di rigenerarsi, come persone e come lavoratori. Gli stimoli nuovi, un lavoro diverso…cambiano la vita! Teresa

  15. vittorio.lodolo.doria scrive:

    condivido totalmente. Proprio intorno a questa idea dovremmo cercare di ragionare per gli insegnanti del mondo presente e futuro.

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